23 Settembre, 2026

Acque reflue domestiche e industriali: differenze e apparecchiature di trattamento

Progettare correttamente una linea di trattamento delle acque reflue significa, prima di tutto, capire con quale tipo di refluo si ha a che fare. Acque domestiche e acque industriali non sono solo due categorie normative distinte: hanno caratteristiche chimico-fisiche profondamente diverse, che richiedono approcci impiantistici altrettanto diversi. Vediamo nel dettaglio le differenze e le apparecchiature più adatte a ciascun caso.

Le definizioni di legge: Il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), all’art. 74, distingue tre categorie principali:

  • Acque reflue domestiche (comma 1, lett. g): provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi, derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche.
  • Acque reflue industriali (comma 1, lett. h): qualsiasi tipo di acqua reflua scaricata da edifici o impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento.
  • Acque reflue urbane (comma 1, lett. i): il miscuglio di acque reflue domestiche con acque reflue industriali e/o meteoriche di dilavamento, convogliate in reti fognarie e provenienti da un agglomerato.

Esiste inoltre una categoria intermedia, le acque reflue assimilate alle domestiche, cioè scarichi di origine non residenziale ma con caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche, secondo criteri stabiliti dalla normativa regionale.

La distinzione non è solo teorica: ha conseguenze dirette sul piano sanzionatorio. Lo scarico abusivo di acque reflue domestiche è punito come illecito amministrativo, mentre lo scarico abusivo di acque reflue industriali costituisce reato. Un principio confermato anche in giurisprudenza: la Cassazione penale ha chiarito che rientrano nella nozione di refluo industriale tutti gli scarichi non strettamente collegati al metabolismo umano o alle attività domestiche, anche quando provengono da attività di piccola scala come un laboratorio artigianale.

Le differenze chimico-fisiche principali

Al di là della definizione normativa, ciò che cambia realmente l’approccio progettuale sono le caratteristiche del refluo.

Acque reflue domestiche

  • Carico organico relativamente costante e prevedibile
  • BOD5 (domanda biochimica di ossigeno) tipicamente intorno a 200 mg/l
  • Presenza prevalente di sostanza organica biodegradabile, saponi, tensioattivi, microrganismi patogeni
  • Portata variabile su base giornaliera (picchi mattutini e serali) ma stagionalmente stabile

Acque reflue industriali

  • Carico organico molto variabile a seconda del settore produttivo, con BOD5 che può arrivare fino a 1500 mg/l o oltre
  • Possibile presenza di sostanze specifiche elencate in Tabella 3 dell’Allegato 5 alla Parte III del D.Lgs. 152/2006 (metalli pesanti, solventi, oli, composti organici di sintesi)
  • Acque di processo e acque di raffreddamento, che pur non essendo esplicitamente citate dalla norma rientrano comunque nella categoria industriale in quanto diverse da domestiche e meteoriche
  • Variabilità legata ai cicli produttivi, non ai ritmi umani: possono presentarsi picchi improvvisi di concentrazione, temperatura o pH legati a specifiche lavorazioni

Questa differenza di variabilità e composizione è il motivo per cui un refluo industriale, anche quando scaricato in pubblica fognatura, richiede quasi sempre un pretrattamento dedicato prima di poter essere ammesso al depuratore centralizzato sia per rispettare i limiti di Tabella 3 sia per non compromettere il processo biologico a valle, tarato su un carico di tipo domestico/urbano.

Le apparecchiature per il trattamento delle acque reflue domestiche

Per un refluo domestico, relativamente omogeneo e con carico organico prevedibile, lo schema impiantistico segue tipicamente due linee: la linea acque e la linea fanghi.

Linea acque — pretrattamento

Linea acque — trattamento secondario

  • Vasche di ossidazione biologica a fanghi attivi, con sistemi di aerazione (soffianti a lobi, diffusori a bolle fini)
  • Sedimentatori secondari, per la separazione del fango biologico dall’effluente chiarificato
  • In alternativa, sistemi SBR (Sequencing Batch Reactor) o MBR (Membrane Bioreactor), più compatti e adatti a contesti con vincoli di spazio o esigenze di qualità dell’effluente più elevate.

Trattamenti terziari (dove richiesti da area sensibile o normativa locale)

  • Sistemi di denitrificazione/defosfatazione per la rimozione di azoto e fosforo
  • Filtrazione finale e disinfezione (UV, o in alcuni casi clorazione controllata)

Linea fanghi

Le apparecchiature per il trattamento delle acque reflue industriali

Per un refluo industriale, la parola chiave è pretrattamento specifico, dimensionato sulla base della caratterizzazione chimica dello scarico e del settore produttivo di provenienza (petrolchimico, cartario, tessile/conciario, alimentare, farmaceutico, galvanico, gestione rifiuti, ecc.).

Apparecchiature di pretrattamento chimico-fisico

  • Vasche di equalizzazione, per omogeneizzare portata e concentrazione prima dei trattamenti successivi, assorbendo i picchi legati ai cicli produttivi
  • Sistemi di correzione del pH (dosaggio di reagenti acidi/basici), spesso indispensabili prima di qualsiasi trattamento biologico
  • Coagulazione-flocculazione con chiariflocculatori, per l’abbattimento di solidi sospesi e metalli in forma di idrossido
  • Disoleatori API o a coalescenza, specifici per reflui con elevato contenuto di oli e idrocarburi (tipici del settore petrolchimico e della meccanica)
  • Sistemi di scambio ionico o osmosi inversa, per il recupero di acqua di processo o l’abbattimento di specifici contaminanti in settori come il galvanico o il farmaceutico
  • Strippaggio e adsorbimento su carboni attivi, per la rimozione di composti organici volatili o sostanze poco biodegradabili

Trattamenti biologici dedicati Quando il refluo industriale è biodegradabile (tipico di settori come food & beverage), si adottano comunque sistemi a fanghi attivi o reattori biologici a membrana, ma dimensionati su carichi organici e portate molto diversi da quelli di un refluo domestico, spesso con necessità di acclimatazione della biomassa a specifiche sostanze presenti nello scarico.

Strumentazione di controllo A differenza di un impianto domestico, per un refluo industriale è quasi sempre necessario prevedere sistemi di monitoraggio in continuo di parametri come pH, conducibilità, torbidità e, in alcuni casi, specifici contaminanti target, per intercettare tempestivamente anomalie di processo a monte.

Lo schema tipico: due filiere possibili

Per uno scarico industriale esistono in sostanza due possibili filiere di destinazione, ciascuna con requisiti impiantistici differenti:

  • Scarico in pubblica fognatura, previo pretrattamento per rientrare nei limiti di Tabella 3 dell’Allegato 5 (con possibilità di deroghe a pagamento in alcuni contesti regolamentati), per poi confluire nel depuratore centralizzato insieme ai reflui domestici;
  • Scarico diretto in corpo idrico superficiale o sul suolo, che richiede invece un depuratore industriale dedicato, dimensionato per rispettare autonomamente i limiti allo scarico previsti dalla normativa (Tabella 3 per le acque superficiali, Tabella 4 per lo scarico al suolo).

La scelta tra le due filiere non è solo tecnica ma anche economica e autorizzativa, e va valutata già nelle fasi preliminari di progettazione insieme al gestore del servizio idrico integrato competente per territorio.

Tabella

ParametroTab.3
Scarico in acque superficiali
Tab.3
Scarico in rete fognaria
Tab. 4
Scarico su suolo
1pH5,5 – 9,55,5 – 9,56 – 8
2Temperatura (°C)Variabile in base al recapito
4OdoreNo molestieNo molestie/
5Materiali grossolaniAssentiAssentiAssenti
6Solidi sospesi totali80 mg/l200 mg/l25 mg/l
7BOD5 (come O2)40 mg/l250 mg/l20 mg/l
8COD (come O2)160 mg/l500 mg/l100 mg/l
36Grassi e oli animali/vegetali20 mg/l40 mg/l/
37Idrocarburi totali5 mg/l10 mg/l(*)
42Tensioattivi totali2 mg/l4 mg/l0,5 mg/l
50Escherichia coli (UFC/100ml)Consigliabile inf. 5000/Consigliabile inf. 5000
51Saggio di tossicità acutao.i. ≤ 50%o.i. ≤ 80%o.i. ≤ 50%

(*) Sostanza pericolosa di cui è vietato lo scarico in suolo/sottosuolo. Fonte: Tabella 3, Allegato 5 alla Parte III del D.Lgs. 152/2006.

In sintesi: cosa cambia nella scelta delle apparecchiature

AspettoRefluo domesticoRefluo industriale
Variabilità del caricoPrevedibile, cicli giornalieri regolariLegata ai cicli produttivi, picchi improvvisi
ComposizioneSostanza organica, tensioattivi, patogeniVariabile per settore: metalli, solventi, oli, composti specifici
Pretrattamento tipicoGrigliatura, dissabbiatura, disoleaturaEqualizzazione, correzione pH, chiariflocculazione, trattamenti chimico-fisici dedicati
Trattamento principaleFanghi attivi, SBR, MBRDipende dal settore: biologico dedicato, fisico-chimico, o combinazione
Controllo di processoStandard (OD, portata)Monitoraggio continuo di parametri specifici e contaminanti target

Conclusione

La distinzione tra acque reflue domestiche e industriali non è un dettaglio burocratico, ma il punto di partenza di ogni scelta impiantistica corretta. Un refluo domestico si presta a schemi consolidati e relativamente standardizzati; un refluo industriale richiede invece una caratterizzazione chimica preliminare accurata e apparecchiature di pretrattamento cucite sul singolo processo produttivo. Per chi progetta cantieri di depurazione municipale, conoscere bene questa distinzione è essenziale anche per valutare correttamente gli scarichi industriali che confluiscono, previo pretrattamento, nel depuratore pubblico un fattore che incide direttamente sul dimensionamento e sulla resilienza dell’intero impianto.

Descrizione Tecnica Estesa

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